REGIONE DI MINIERE, FUCINE E MULINI

Colline, poggi e monti del Malcantone celano giacimenti metalliferi di ogni genere.

Il più noto è il giacimento della collina “Sceré”, tra Sessa e Astano, formato da un filone diretto da sud-est a nord-ovest, assai irregolare e frastagliato.

Nel 1785 Giovanni Battista Trezzini di Astano fece richiesta al landfogto Wild per ottenere una concessione di scavo per estrarre oro nei pressi del monte Scerée.

Con la cosiddetta “nuova legge cantonale sulle miniere” (1851) vengono scavate miniere un po’ dappertutto, e nel 1853 viene istituto il Registro Cantonale delle miniere scoperte. In poco più di vent’anni oltre 90 scopritori d’oro si sono iscritti al Registro.

Ma è solo il 20 marzo 1856 che l’ingegner Vinasco Baglioni di Sion ottiene dal Consiglio di Stato ticinese l’autorizzazione di estrarre piombo, oro e argento nella regione di Sessa e Astano dove nel 1861 erano impiegate già 300 persone. Malgrado il rendimento non fosse certo alto, in 14 giorni venne estratta una tonnellata di materiale.

Leggiamo in una lettera datata 1858 del dottor Carlo Visconti indirizzata al naturalista Lurati: “Nel Malcantone abbondano oro, argento e piombo e fors’anche altri metalli preziosi. In vero trovasi in tal guisa l’oro nativo che non si trova neanche nelle miniere del Perú. Infatti furono trovate molte miniere, ed era bello vedere alcuni vecchi e giovani, specialmente nella scorsa primavera, battere tutte le valli, fiutare ogni buco, arrampicarsi su per le rocce e martellare, che era un meraviglia. E via via si trovavano dei filoni di miniere dappertutto, nell’imo delle valli, sui fianchi e sui vertici dei colli e dei monti. Durante quegli anni l’ingegner Baglioni, sicuro di fare il più grosso affare del secolo, acquista parecchie concessioni di scavo e fonda la Società delle Miniere di Astano allo scopo di estrarre oro, argento e piombo. Ma le grandi speranze non corrispondono alla realtà e dieci anni più tardi la società fallisce.

Ma già nel 1859, in una lettera indirizzata al Consiglio del Stato, il commissario di Lugano scriveva: “Le scoperte della nuova California ticinese perdurano ma, a quanto mi risulta, fino al momento, con scarso successo.”

Negli anni seguenti non mancarono gli scopritori di filoni d’oro, ma nessuno divenne ricco, anche perché i sistemi di estrazione erano alquanto primitivi.

Solo nel 1932, una società franco-belga, la Società Anonima Miniere di Costano, inizia uno scavo serio.

A partire dal 1934 la miniera di Sessa sforna tonnellate di materiale, ma la quantità d’oro era troppo modesta: solo 60-70 grammi ogni mille chili di materiale estratto. L’inizio della seconda Guerra Mondiale pone termine a questa impresa. Qualcuno sorriderà, molti però se sapessero di non essere visti, qualche picconata la darebbero volentieri per veder brillare le pagliuzze gialle: ed è già la febbre dell’oro.

Qualche tempo fa la società canadese Narex ebbe l’idea di cercare nuovamente l’oro. Gli abitanti di Astano furono favorevoli a questa iniziativa, mentre quelli della vicina Sessa contrari.

Più interessanti, non solo dal punto di vista turistico, sono i tentativi di riattivare alcuni mulini e fucine, di cui un tempo la regione, grazie all’abbondanza di acque dei ruscelli e dei fiumi, era così ricca. La  fucina più famosa del Malcantone è senza dubbio quella del Maglio di Aranno, fuori servizio dall’inondazione del 10 agosto 1951 e ripristinata nel 1991.

>> Tratto da fondazionemalcantone.ch