Per sottolineare l’inizio del nuovo millennio, i Comuni di Sessa e di Monteggio hanno voluto creare insieme un percorso nuovo, inteso a valorizzare testimonianze storiche ed ambienti naturali che proponga altrettante riflessioni sui rapporti tra l’acqua e l’uomo nel passato e nel presente.

Nel corso del 2015 il sentiero è stato ulteriormente prolungato, divenendo circolare, permettendone la fruizione da qualsiasi punto sfruttando le numerose fermate dei mezzi pubblici (ben 9) che si trovano a distanza regolare ai lati del tracciato. Questo permette pure di suddividere facilmente il percorso sull’arco di due o più giornate.

Se iniziamo la passeggiata da questo punto, dalla frazione di Ramello contrassegnata con il totem N° 1, raggiungiamo dopo poche centinaia di metri la frazione di Lisora sulla riva del torrente omonimo che scende dal Medio Malcantone e trae una sua origine nel laghetto di Astano. Subito dopo, il percorso volge a nord – ovest per raggiungere la Pevereggia che, con le sue tumultuose cascate scende dalla Piana di Sessa per gettarsi nel fiume Tresa. Qui, oltre alla bellezza della natura, abbiamo l’opportunità di riflettere sul ruolo indispensabile che la forza idrica ha avuto al servizio dell’uomo nel corso dei secoli. Raggiunto il piccolo altopiano di Sessa subentreranno altri spunti a catturare il nostro interesse. Saranno le Bolle e le Bollette, zone umide di alto interesse naturalistico, con la loro flora e fauna caratteristica ad attirare la nostra attenzione e suggerire la presenza sotterranea della falda freatica, linfa vitale per i diversi acquedotti di Monteggio, Sessa ed Astano.

Dopo aver costeggiato il confine tra Svizzera e Italia che ci rammenta storie di rifugiati e di contrabbandieri, il tragitto prende quota, salendo per qualche decina di metri sulla collina dello Scerée, dove con l’aiuto delle didascalie dei totem potremo avere ben chiaro il processo della formazione orografica e della modellazione del territorio avvenuta in tempi remotissimi per opera delle glaciazioni. Il sentiero scende poi a Bonzaglio con il suo Piccolo Museo etnografico e a Sessa, con il Museo della Miniera d’oro e soprattutto il magnifico altare della Chiesa di S. Martino, uno dei maggiori gioielli del Malcantone.

Dopo Sessa, il cammino attraverso i vigneti ci ricorda la tradizione viti vinicola della zona attraverso i secoli, testimoniata anche del più grande torchio a leva del Ticino che porta incisa sulla sua trave di 10,5 metri di lunghezza la data del 1407.

L’acqua, filo conduttore di questo percorso, pensata e ripensata in modo nuovo, si presenta ora in tutta la sua attualità con la visione delle piscine pubbliche del complesso turistico “I Grappoli”, ma ci impegna pure in una riflessione sulla preziosità di questo bene e sulla responsabilità morale della Svizzera, “tetto d’Europa” nel consegnare intatta questa ricchezza alle popolazioni che stanno a valle.

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