La riserva naturale denominata “Pozza a est di Motto”, in territorio del Comune di Sessa, si estende per una superficie di 1.4 ha. Si trova all’estremità est della Piana di Sessa, formatasi durante l’ultima glaciazione dall’azione e dallo scontro fra i ghiacciai del Ticino, provenienti dal lago Maggiore, e quello dell’Adda, che dal lago Ceresio si spinse anche lungo la Tresa. L’area è protetta e inserita nell’inventario federale dei siti di riproduzione di anfibi di importanza nazionale (oggetto n. 223).

In quest’area palustre, di grande interesse dal punto di vista naturalistico per il suo contenuto di specie vegetali e animali protetti dalla legge, sono stati eseguiti importanti lavori di gestione per ristabilire la sua funzione, ricreando alcune pozze d’acqua che con il tempo si erano interrate ed innalzando con un briglia il livello medio dell’acqua.

Componenti naturali

La zona umida presenta due tipi di acque permanenti: le acque delle pozze situate lungo il lato meridionale, alimentate dall’acqua sorgiva del ruscello, sono più fresche, mentre quelle degli stagni situati lungo il margine boschivo settentrionale della radura, che sono invece alimentati esclusivamente da acqua di falda, sono più calde. Il terreno, prevalentemente di tipo morenico, è coperto da uno spesso strato di humus il quale rende l’area particolarmente fertile per le piante igrofile, che infatti vi crescono numerose. Seppur di piccole dimensioni, la zona umida, grazie alle sue peculiarità morfologiche, micro-climatiche (presenza di zone soleggiate e ombrose), idrologiche (acque scorrevoli fresche e acque di falda ferme e temperate) e con una vegetazione rigogliosa e ricca di specie palustri, rappresenta il luogo di vita ideale per gli anfibi, ma non solo: la parte più settentrionale della radura, più asciutta e invasa dai rovi, con il margine del bosco ben strutturato e con boschetti che la circondano, ne fanno un luogo tranquillo dove è possibile osservare anche numerosi uccelli, rettili e mammiferi.

Flora e Fauna

Quest’area naturale è popolata da numerose specie animali e vegetali: molte sono comuni, altre invece sono rare e protette, ma ognuna ha un ruolo importante per l’equilibrio dell’ecosistema. La fauna anfibia è rappresentata da due grosse popolazioni di specie diverse di rane: la Rana rossa (Rana temporaria), il cui gracidio caratteristico è udibile da fine inverno e inizio primavera, e la Rana verde minore (Rana esculenta), che si fa sentire più tardi, da maggio e fino ad estate inoltrata. È stata pure segnalata la presenza –seppur saltuaria- della Raganella (Hyla intermedia), inoltre si può rilevare la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), tinteggiata di nero e giallo, che depone le larve lungo il corso d’acqua. Fra i rettili, la Biscia del collare (Natrix natrix), un serpente innocuo per l’uomo che si nutre prevalentemente di anfibi, può essere osservata tra le erbe o mentre nuota negli stagni. Molto diversificata è soprattutto la fauna dei macroinvertebrati, sia acquatici che terrestri, ma sempre tipici delle zone umide. Spiccono per i colori e per l’eleganza le libellule, veloci predatori dell’aria e terribili predatori dell’acqua: le larve infatti stanno in agguato tra le erbe sommerse aspettando le loro prede, girini e altri invertebrati. Tra le specie vegetali tipicamente palustri risaltano per abbondanza la Lisca dei prati (Scurozs sylvaticus) e la Lisca maggiore (Thypa latifolia), ma sono presenti numerose altre specie palustri, come per esempio il Coltellaccio maggiore (Sparganiun erectum) dalle infiorescenze particolari. Una nota particolare va a una pianta acquatica poco diffusa, la Gamberaja (Callitriche sp.). Sulla superficie degli specchi d’acqua forma un tappeto galleggiante, mentre la sua parte sommersa, ben ramificata e dalle numerose piccole foglie, valorizza con queste strutture l’ambiente acquatico, rendendolo un luogo ideale per viverci e per nascondersi.

Importanza delle zone umide

Le zone umide ospitano organismi molto specializzati e rappresentano gli unici spazi vitali per molte specie animali e vegetali rare o minacciate di estinzione. Esse, oltre a rappresentare ambienti di elevato valore ecologico e paesaggistico, costituiscono delle riserve d’acqua e svolgono un ruolo importante per la ricerca e l’educazione ambientale.

Gli ambienti umidi sono purtroppo in pericolo. Negli ultimi 150 anni in Svizzera la loro estensione si è ridotta del 90 %. Oggi le zone umide rappresentano solo lo 0.0017 % dell’intera superficie nazionale. Le cause che hanno contribuito a questa drastica riduzione sono molteplici. Fondamentali sono stati gli interventi di bonifica che in passato hanno trasformato molte zone umide in aree agricole o in terreni da edificare. Oggi le principali minacce sono da ricercare nella modifica del regime idrico (drenaggio, deviazione e arginatura di ruscelli e fiumi), nell’immissione di acque ricche di nutrienti (concimazione), nell’abbandono della gestione, nel deposito puntuale di materiali (rifiuti, inerti) e nell’invasione da parte di specie esotiche. In particolare, il sito di riproduzione di anfibi Pozza a est di Motto è sottoposto al naturale imboschimento e pertanto sono necessari lavori di gestione a scadenza regolari. Recenti interventi di drenaggio, ancora ben visibili durante i lavori di gestione, hanno parzialmente prosciugato la zona umida. Sebbene sia posta vicino a una zona di svago ben frequentata, la pressione antropica è modesta e la zona è quindi relativamente tranquilla.

Protezione

L’obiettivo generale di protezione del biotopo è quello di assicurare l’integrità e la funzionalità dell’area e degli ambienti circonstanti, soprattutto in relazione alla sua importanza come sito di riproduzione per diverse specie di anfibi. Considerati i numerosi pericoli ai quali le zone umide sono soggette, la loro cura e protezione sono assolutamente necessarie. In assenza di una dinamica naturale è necessario quindi intervenire con misure di gestione, come sfalci o lavori di scavo, per frenarne il naturale processo di imboschimento. In base alla Legge cantonale sulle protezione della natura del 12 dicembre 2001 lo strumento di attuazione dell’Ordinanza federale sulla protezione dei siti di riproduzione di anfibi d’importanza nazionale è il decreto di protezione. Questo decreto si prefigge di conservare e valorizzare a lungo termine le peculiarità biologiche dell’area, attraverso la definizione di adeguate regole comportamento, nonché di incrementarne la diversità biologica attraverso l’adozione di interventi adeguati alla sua vocazione.

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