Questa piccola porzione del territorio di Sessa gode di particolare attenzione. Delimitata da confini precisi è inserita come zona protetta nel piano regolatore comunale. Fino qualche decennio fa queste zone, perennemente umide, erano considerate malsane, da bonificare o da poter usare, in alcune parti quale discarica. Le poche rimaste, dopo la parziale scomparsa negli ultimi decenni, sono ora considerate un bene prezioso da salvaguardare. Una nuova consapevolezza, basata anche sull’aumento delle conoscenze scientifiche, ha orientato piani di protezione. La pianificazione del nostro territorio deve tener conto della legislazione federale sulla protezione della natura, del piano direttore cantonale con le sue direttive.

Il terreno delle nostre Bolle, a quota leggermente inferiore rispetto all’adiacente terreno, accoglie, in superficie, lo scorrimento delle acque di falda che fluiscono verso la Pevereggia. Le imponenti querce del margine superiore lasciano il posto, verso il torrente, ad un’alternanza di bosco di ontano nero con vegetazione tipicamente palustre. La distribuzione del mondo vegetale, presente con numerose specie, va di pari passo col mondo animale. Esso è presente con una comunità di popolazioni di specie diverse. La maggior parte di piccola o piccolissima dimensione, sfugge all’osservatore occasionale. Animali di grossa taglia possono transitare o sostare per periodi più o meno prolungati: caprioli, cervi, cinghiali e numerosi uccelli. La coesistenza su uno spazio ridotto di forme di vita diverse: vegetali, animali, fungine, algali, batteriche creano una comunità di viventi ben strutturata (biocenosi). Nascono interazioni che caratterizzano tutto l’ecosistema qui particolarmente dinamico. Possiamo così dire che la presenza dell’acqua ha creato in questi luoghi un ambiente molto particolare e di grande interesse naturalistico.

Il visitatore è invitato a restare sul sentiero segnalato evitando così disagi e pericoli. Una comoda osservazione sarà possibile senza arrecare nessun danno all’ambiente.

Un pensiero va ancora alla storia di questi luoghi. Un’eco ci ricorda le fatiche, ma anche la laboriosità e l’ingegno della nostra gente nei secoli scorsi. Era eminentemente lavoro delle donne, lavare i panni nella Pevereggia o disporre i covoni di canapa (Cannabis sativa) a macerare nell’acqua per estrarre poi la fibra da filare per farne stoffe e corde. La canapa macerando emanava una puzza sgradevole e l’ubicazione delle Bolle ben lontane dal villaggio era il posto ideale L’ontano nero, specie tipica delle zone umide, era largamente usato dai nostri antenati come legna per manufatti sommersi o idraulici e per la fabbricazione degli zoccoli, praticamente unica ed essenziale calzatura dei nostri antenati.

La Pevereggia a monte delle Bolle è sempre stata ricca di gamberi da fiume (Austropotamobius pallipes) che erano pescati dai ragazzi e contribuivano a diversificare la mensa casalinga.

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